Cosa significa il marchio FSC?

Sempre più di frequente capita di trovare sui mobili il marchio FSC, un simbolo generalmente di colore verde che rappresenta un albero dal quale parte una freccia stilizzata verso il basso.

Si tratta del marchio dell’organizzazione Forest Stewardship Council, un’organizzazione indipendente, no-profit e non governativa nata nel 1993 a Bonn in Germania per promuovere la gestione responsabile delle foreste mondiali, così come si legge nel suo statuto.

Lo scopo principale della FSC è quindi quello di regolamentare lo sfruttamento delle foreste, ridurre l’impatto ambientale che ne consegue, combattere la deforestazione selvaggia, così come pure la riforestazione abusiva o lo sfruttamento del lavoro in ambito forestale.

Per esempio, una delle direttive emesse dalla FSC prevede che ogni bosco o foresta “registrato” debba essere suddiviso in 25 parti uguali e che ogni anno solo una di queste parti possa essere disboscata.
L’azienda proprietaria, se vorrà restare nei parametri imposti dalla FSC, non potrà tagliare più legna di quella stabilita per nessun motivo, anche se ciò dovesse significare per lei perdere possibili guadagni, e dovrà inoltre provvedere alla ripiantumazione del settore disboscato.

Si crea così un ciclo vitale di 25 anni che permette al bosco di ricostituirsi spontaneamente e non altera gli equilibri geologici e climatici come invece farebbe un disboscamento eccessivo.

Il marchio della FSC, con il simbolo stilizzato della freccia che parte dall’albero e va verso il basso vuol significare proprio questo processo di rinascita dell’albero, il quale, seppure abbattuto, attraverso la ripiantumazione torna a nuova vita.

Un’azienda operante nel settore del legno che rispetti tutti i severi parametri imposti dall’organizzazione FSC, può quindi chiedere all’associazione stessa di essere certificata e può poi esporre sui suoi prodotti il marchio FSC, simbolo mondialmente riconosciuto di ecosostenibilità.

Questo vale per ogni passaggio della filiera, dall’abbattimento degli alberi, al loro trasporto, alla lavorazione; perciò trovare il simbolo dell’albero verde su un mobile significa che ogni azienda della filiera che ha contribuito alla realizzazione del mobile stesso è certificata FSC.

Per le aziende, quindi, il marchio FSC significa una certificazione in più da mostrare, ambita e difficile da conquistare, ma per noi consumatori significa una garanzia in più non solo sulla qualità dei prodotti, ma anche sulla loro eticità.

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Lavelli, Piani cottura, inox filo top

Si sente più spesso parlare di piani flat. Ma cosa sono?

I piani flat sono piani cottura o lavelli che non emergono rispetto al piano di lavoro, come accade di solito, bensì rimangono “a filo” con il top.
Possono avere un rilievo di 3-4 mm oppure proprio 0.

A livello di utilizzo o di tecnologia non cambia assolutamente nulla. E’ solo una proposta nuova che il mercato propone, una nuova tendenza che si sta a poco a poco affermando per rinnovare un po’ le nostre cucine.

L’unico vero vantaggio che possono avere i piani flat è quello di rendere più semplici le operazioni di pulizia dal momento che nel passare con la mano non si trovano ostacoli o rilievi.

Per il resto è solo ed esclusivamente una questione di gusto!

Mobili

Negli articoli precedenti, dedicati a Ikea e Mondo Convenienza, abbiamo visto come queste due grandi aziende riescano a proporre sul mercato i loro prodotti a prezzi molto competitivi.

Si tratta di prodotti di qualità media o medio-bassa, con poche possibilità di personalizzazione, ma si tratta sicuramente di colossi dell’arredamento che riescono ad abbattere i costi di produzione grazie ai numeri elevati di ordini che ricevono.

Capita allora che anche grandi marche di cucine tentino di entrare in questa fascia di mercato così grande e così allettante, proponendo prodotti a basso costo.

E’ il caso di Snaidero, che lancia il suo progetto Orange con lo slogan “la prima cucina low cost firmata Snaidero”.

Non a caso, infatti, la campagna pubblicitaria promossa dall’azienda per questo prodotto presenta la cucina Orange “abitata” da giovani coppie, per lo più senza figli e circondate da amici.

Ma è davvero così?

Possono davvero due giovani che hanno deciso di convivere o di sposarsi, che lavorano da poco e che magari hanno investito tutti i loro - pochi - risparmi nell’acquisto di una casa, permettersi una cucina Snaidero?

E’ il sogno di tutti e Snaidero vuole dimostrarci che è un sogno realizzabile.
Propone così un modello dall’estetica essenziale, sicuramente in linea con il gusto delle giovani coppie, con poche varianti e poche possibilità di personalizzazione, ma che garantisca la qualità che l’ha resa famosa.

Le grandi ditte come Snaidero, infatti, non possono assolutamente permettersi di compromettere il loro buon nome facendo prodotti di bassa qualità, e allora, se vogliono entrare in una fascia di mercato dove la differenza la fa il prezzo, possono solo limitare il numero di varianti e le possibilità di personalizzazione offerte.

Se questa mossa commerciale avrà successo o no lo dirà solo il mercato: per il momento i clienti che si rivolgono ad una grande ditta di cucine lo fanno perchè si aspettano qualità e varietà, disposti per questo anche a pagare prezzi alti.

Mobili

Oggi ho trovato nella cassetta delle lettere il piccolo catalogo di Mondo Convenienza, una grande catena di arredamento con punti vendita nel centro e nord Italia.

Lo slogan del negozio è molto chiaro: la nostra forza è il prezzo!

E in effetti a guardare il catalogo delle cucine si rimane veramente colpiti: solo 920 euro per una cucina lineare di 2,50 metri, elettrodomestici compresi!

Certo, si tratta di una cucina molto piccola, ma la domanda rimane: come possono avere prezzi così bassi?
Su cosa possono risparmiare?

Qualità. Quantità. Marca. Servizi.

Innanzitutto bisogna dire che le grandi catene come Mondo Convenienza hanno prodotti di bassa qualità, e su questa prima voce già riescono ad abbassare i prezzi finali.

Inoltre riescono ad ottenere dai loro fornitori prezzi più bassi di altri negozi perchè acquistano in quantità maggiore, e poi fanno ricadere questo loro risparmio sul prezzo finale al pubblico.
I fornitori stessi, sapendo quale grande giro di clientela abbiano queste catene, fanno per loro prezzi più bassi, al limite del prezzo di costo: per entrare in un mercato così vasto sono disposti anche a rinunciare ai loro guadagni!

Altra voce sulla quale si può risparmiare è la marca, il brand.
Il costo della marca è il prezzo che noi consumatori paghiamo per avere un prodotto dal nome famoso, di una di quelle ditte che fanno grandi campagne pubblicitarie.
Che lo ammettiamo o meno, il nome di una marca famosa, infatti, fa scattare in noi la convinzione di essere automaticamente di fronte ad un prodotto di qualità, come se il nome stesso fosse sinonimo di qualità.
Gli investimenti pubblicitari che una azienda fa hanno proprio lo scopo di costruire in noi questa sensazione, quella che in gergo si chiama qualità percepita.
E’ ovvio quindi che se io voglio una cucina di marca sono disposto in partenza a spendere un po’ di più… e non andrò certo a cercarla al Mondo Convenienza!

Infine si può risparmiare offrendo pochi servizi al consumatore, sia prima che dopo la vendita.
Se compri una cucina da Mondo Convenienza, per esempio, non troverai molte varianti di ante, colori, maniglie e finiture, e non potrai personalizzare la tua cucina con elementi fuori misura o dettagli fatti apposta per te.
Non troverai arredatori professionisti e il personale presente nel punto vendita raramente saprà aiutarti a realizzare la tua composizione: anche il personale qualificato è un costo.
Il montaggio non è sempre compreso nel prezzo e il servizio post-vendita (ricambi, sostituzioni) è quasi assente.

Detto questo rimane la considerazione iniziale: i prezzi proposti da Mondo Convenienza sono molto… Convenienti!

Quindi se vuoi spendere poco e sei consapevole di cosa otterrai, ti consiglio di fare un giro in questo Mondo!

Mobili

Recentemente l’IKEA ha aperto un nuovo punto vendita italiano a Villesse, in provincia di Gorizia, raggiungendo così anche la clientela del nord-est che prima doveva arrivare fino a Padova se voleva visitare il colosso svedese dell’arredo casa e decorazione.

Ovviamente anch’io sono andato a visitare questo nuovo centro, visto che non è poi così distante da dove abito! ;-)

Il centro è identico, per organizzazione degli spazi e per prodotti, a tutti gli altri centri IKEA, quindi non sono rimasto particolarmente colpito…

Ciò che invece mi ha meravigliato è stato sentire i commenti delle persone che visitavano il settore cucine: che fossero interessati realmente ad acquistare una cucina nuova o meno, tutti infatti rimanevano molto favorevolmente colpiti dal fatto che Ikea fornisce sulle sue cucine una garanzia di ben 25 anni.

Il ragionamento comune era questo:  

 Beh, se si fidano a garantire il loro prodotto per ben 25 anni, allora vuol dire che sono certi della sua qualità!

Ed è proprio questa l’idea che i pubblicitari che hanno lanciato questa campagna promozionale volevano farci entrare in testa: garanzia più lunga = maggiore qualità del prodotto !

Ma è davvero così?

Le cucine IKEA, che notoriamente costano molto meno di tante altre marche prestigiose, hanno la stessa o migliore qualità di quelle?

Perchè Snaidero o Berloni o Scavolini, solo per fare alcuni nomi, non offrono una garanzia simile?

Per rispondere bisogna innanzitutto spiegare che la garanzia che qualsiasi produttore offre copre i difetti di fabbricazione e non - ovviamente!- il consumo dovuto al normale utilizzo.

Così, per esempio, il mio piano di lavoro è coperto da garanzia di fabbrica se all’improvviso si crepa, ma lo stesso piano non è coperto da garanzia se io lo rovino perchè ci appoggio sopra una pentola bollente!

Tutti i produttori sanno che i difetti di fabbricazione, o i difetti intrinseci dei materiali vengono fuori subito, nel giro di pochi mesi.

Se un’anta esce dalla fabbrica graffiata, lo è subito e il cliente ne chiede giustamente la sostituzione appena la vede.
Se un piano di lavoro è crepato internamente, nel giro di pochi mesi con il normale utilizzo la crepa emergerà e il cliente farà valere la garanzia.

Ecco quindi che una normale garanzia di 2 anni sui difetti di fabbrica è più che sufficiente per poter stare al sicuro!

Per quanto riguarda le cerniere e i meccanismi di apertura e chiusura, può essere utile estendere la garanzia a 5 anni, ma di più è assolutamente inutile.

Infatti, se dopo 7 anni l’anta del mio pensile non si apre più bene, nessun produttore me la cambierà in garanzia: tutti mi diranno che è un normale deterioramento dovuto all’utilizzo e non un difetto di fabbrica…

Se dopo 10 anni il mio piano di lavoro risulta opaco, nessun produttore me lo cambierà in garanzia: tutti mi diranno che l’ho pulito per anni con prodotti troppo aggressivi e che quindi è un deterioramento dovuto all’utilizzo e non  un difetto di fabbrica…

La garanzia proposta da IKEA di 25 anni sulle sue cucine è quindi solo un’operazione commerciale, uno specchietto per le allodole che mira a convincere il cliente dell qualità del prodotto, giocando sulla falsa equazione “garanzia più lunga = più qualità“.

La regola per non cascarci? Leggere sempre bene i termini delle garanzie che ci vengono offerte!

Garantito! ;-)